Dalla newsletter 12/25 di Epatite Svizzera: Il Simposio svizzero sull’epatite 2025, tenutosi a Berna, si è concentrato su una questione urgente: come possiamo raggiungere la microeliminazione dell’epatite virale C tra le persone in terapia agonista degli oppioidi (OAT), specialmente in contesti decentralizzati? Il simposio ha sottolineato l’importanza di modelli di assistenza integrata, metodi diagnostici innovativi e collaborazione tra tutte le parti interessate per affrontare questa sfida.
Un consenso chiave emerso dal simposio è stato che la diagnostica e il trattamento dell’epatite devono essere integrati direttamente nei contesti OAT, come già avviene nei centri di medicina delle dipendenze. Tuttavia, la sfida rimane quella di estendere questo approccio a contesti decentralizzati, come gli studi di medicina di base, per raggiungere gli obiettivi di eliminazione. Gli approcci internazionali presentati al simposio includevano i test anticorpali Point-of-Care (POC), che consentono di effettuare test rapidi e semplici in loco, e i test Dried Blood Spot (DBS), che forniscono un metodo semplice di raccolta e spedizione dei campioni, in particolare per i pazienti che preferiscono evitare la venipuntura. Un altro componente essenziale è il test reflex, in cui un test di screening positivo attiva automaticamente test di follow-up, come il test HCV RNA. Inoltre, il test POC RNA può fornire una conferma immediata di un’infezione attiva da HCV, accelerando l’inizio del trattamento.
Il simposio ha anche sottolineato la necessità di rafforzare la competenza dei medici attraverso una formazione e un supporto mirati, assicurando che si sentano sicuri nella gestione delle cure per l’epatite. Le strategie future discusse includevano l’integrazione del supporto tra pari e dei navigatori dei pazienti nella pratica clinica, con programmi di formazione per i consulenti tra pari e una chiara definizione dei ruoli. Per migliorare l’aderenza al trattamento, sono stati presentati sistemi quali app, promemoria via SMS e controlli regolari da parte di consulenti tra pari. È stata inoltre sottolineata l’importanza di rafforzare il follow-up post-trattamento per ridurre al minimo i rischi di reinfezione e garantire un’assistenza a lungo termine. Altrettanto cruciale è il cambiamento sociale: lo stigma, la discriminazione, la criminalizzazione e la violenza nei confronti delle persone che fanno uso di sostanze devono essere attivamente smantellati per migliorare l’accesso alle cure.
Uno dei temi centrali del simposio sono stati i dati della coorte SAMMSU (Associazione svizzera per la gestione medica dei consumatori di sostanze), che copre una popolazione nazionale di oltre 1.500 persone in terapia sostitutiva. I risultati hanno fornito preziose informazioni sullo stato attuale dell’assistenza per l’epatite e hanno sottolineato le esigenze urgenti. I dati sull’epatite B e D sono stati particolarmente rivelatori: il 30% della coorte non disponeva di una protezione adeguata contro l’epatite B, una cifra allarmante dati i fattori di rischio della popolazione. Sebbene l’80% della popolazione fosse stato sottoposto al test dell’antigene HBs, solo l’1,3% è risultato positivo. Ancora più preoccupante è il fatto che solo il 50% dei pazienti positivi all’epatite B sia stato successivamente sottoposto al test per l’epatite D, evidenziando la necessità di linee guida chiare per i test al fine di garantire una diagnostica completa e coerente. Senza tali linee guida, le diagnosi critiche potrebbero essere trascurate e le persone colpite potrebbero non ricevere le cure necessarie.
Due presentazioni hanno affrontato il tema della cura dell’epatite in contesti decentralizzati, come l’assistenza primaria al di fuori delle istituzioni specializzate. Queste discussioni hanno rivelato significative lacune nell’assistenza, spesso dovute a priorità contrastanti nella pratica quotidiana. Gli operatori sanitari di base si trovano spesso ad affrontare vincoli di tempo, risorse limitate e mancanza di strutture chiare per l’attuazione sistematica della diagnostica e del trattamento dell’epatite nella loro pratica. Queste sfide sono state ulteriormente approfondite nelle discussioni del World Café, dove è emerso chiaramente che gli operatori sanitari di base hanno bisogno di direttive chiare e linee guida per i test.
Le potenziali soluzioni includono il coinvolgimento delle autorità sanitarie cantonali per stabilire standard e processi uniformi nella terapia sostitutiva con oppioidi (OAT) e il potenziamento del personale infermieristico affinché assuma un ruolo centrale nella motivazione dei pazienti, nell’educazione, nei test regolari e nell’empowerment. Spesso, essendo il primo punto di contatto, gli infermieri possono migliorare significativamente l’assistenza attraverso una formazione mirata e protocolli chiari.
Le intuizioni della coorte SAMMSU e delle discussioni del World Café dimostrano che un miglioramento sostenibile dell’assistenza per l’epatite in Svizzera richiede linee guida chiare, supporto organizzativo e un ruolo rafforzato per il personale infermieristico. Solo così potremo garantire che tutte le persone colpite, indipendentemente dal contesto di cura, abbiano accesso alla diagnostica e al trattamento necessari.
La microeliminazione dell’epatite virale tra le persone in terapia sostitutiva è realizzabile, ma richiede uno sforzo collaborativo che coinvolga modelli di assistenza integrati, diagnosi semplificate, avvio rapido del trattamento e un forte sostegno politico e sociale. Lavorando insieme – medici, consulenti alla pari, responsabili politici e tutte le parti interessate – possiamo trasformare questo obiettivo in realtà.